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Non Vedenti, Braille e Tecnologie di Stampa

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Riflessioni sul Braille e sull'Inclusione sociale: Analisi Critica delle Politiche di Assistenza

Aggiornato il 09/02/2024 08:00 
 

L'esistenza umana deve essere guidata da un insieme di principi etici che definiscono ciò che è giusto da compiere e ciò che è ingiusto da evitare. Come scrissi in un articolo pubblicato alcuni anni fa, successivamente ripreso da diverse fonti, la mia nozione di accessibilità è intrinsecamente connessa alla Cultura. Senza una solida base culturale, l'accessibilità diventa un concetto privo di significato, considerato nella sua più ampia accezione.

Nel contesto di tale riflessione, riconosco che l'implementazione del Braille rappresenta una pratica giustificata non solo in virtù di politiche assistenziali apparentemente rivolte alle persone con disabilità, ma piuttosto come un mezzo attraverso il quale la società moderna preserva il suo status quo. L'efficacia di tali politiche è intrinsecamente legata a dinamiche sociali più ampie, contribuendo a consolidare e mantenere gli equilibri esistenti, piuttosto che a promuovere un cambiamento significativo che includa realmente tutte le persone con disabilità nella moderna complessità di questa società.

È comprensibile che la prospettiva che ho espresso possa sollevare controversie tra gli individui con disabilità visiva. Tuttavia, riflettendo sulla condizione attuale di tali persone, dopo oltre duecento anni dall'invenzione del Braille, emergono interrogativi non tanto sulla validità di questo prezioso sistema di Scrittura, quanto piuttosto sulla Natura e la direzione delle dinamiche assistenziali che ne hanno preso il controllo.

Il Braille costituisce un elemento integrante di quel paradigma assistenziale che si è radicato nella società moderna durante la prima rivoluzione industriale. Attualmente, gli individui assistiti vantano indubbiamente un livello di Cultura superiore rispetto al passato, beneficiando di maggiori risorse e comodità che in qualche modo contribuiscono a una Forma di "libertà". Nonostante ciò, l'Assistenza persiste, mantenendo una distinzione netta tra la società e gli assistiti, ancorati ai margini, preservando l'ordine Sociale senza affrontare le radici profonde delle loro difficoltà. Infatti, continuano a sussistere pratiche "paternalistiche" che mantengono un divario di potere tra coloro che forniscono Assistenza e coloro che la ricevono. Attraverso questa modalità di Assistenza, la nozione di inclusione, sebbene teoricamente riconosciuta, raramente si traduce in pratica. Tenendo presente sempre il principio che emerge alla mia coscienza già da diversi anni, cioè l'importanza di andare oltre al concetto di inclusione in favore di principi più avanzati di convivenza e coesistenza tra esseri umani.

Eppure, gli assistiti continuano a fare le loro giuste richieste o a proteggere giustamente le loro conquiste dagli attacchi che la politica tenta di perpetrare, mentre la risposta della società sembra mantenersi e perpetuarsi nel paradigma di Assistenza statica che, limitandosi ad esaudire le richieste, li mantiene ai margini, alimentando così un'ingiustizia strutturale. In questo complesso scenario, istituti e associazioni si estendono come elementi intermedi, fungendo da bracci operativi dell'Assistenza Sociale. Il modo in cui tali entità interagiscono all'interno di questo intricato meccanismo contribuisce alla perpetuazione delle disparità, evidenziando la necessità di una riflessione critica sulle dinamiche di potere e inclusione presenti nell'ambito dell'Assistenza.

Esiste una via per superare questa situazione o per sollevarsi da essa?

Attualmente, osservo una trasformazione nel panorama dell'Assistenza Sociale, con gli Stati che avviano cambiamenti significativi nel sistema che essi stessi hanno istituito. Rimane ambigua la loro intenzione: se mirino a stimolare l'azione di coloro che ancora vivono ai margini, spesso anestetizzati dalle politiche esistenti, oppure se intendano ricondurre la crescente diversità alla carità di matrice cattolica, in linea con le dinamiche precedenti a questa modernità.

Non dispongo di risposte definitive in merito. La mia attività consiste principalmente nell'iterativo tentativo di elaborare concetti attraverso la Scrittura, cercando di individuare le specifiche circostanze in cui il processo di giustizia Sociale presenta delle disfunzioni o rallentamenti.

Il Braille dovrebbe essere, in maniera spontanea e naturale, direi trasparente, incorporato nei prodotti e nelle situazioni in cui è necessario, indipendentemente dai costi e dall'utilizzo individuale. La sua importanza è paragonabile a quella di un bicchiere d'acqua, di un cartello stradale o della Cultura come bene Sociale.

Percepisco le difficoltà che emergono da chi si trova a Leggere, Ascoltare e comprendere queste mie crude riflessioni, ma non posso concordare con le giustificazioni che a volte ho sentito, approntate alla protezione di questo sistema. In alcuni casi, le difficoltà sembrano riflettere la sfida intrinseca dei non vedenti nel concepire un mondo alternativo, come se fossero condizionati dalla familiarità con lo strumento assistivo, che oggi, purtroppo, sembra privo della capacità di farli emergere e interagire in modo proattivo su un piano paritario.

Sono consapevole che per quante parole io possa Scrivere e mettere in una lunga sequenza logica, resterà comunque una lacuna da colmare, una frase da spiegare, una incomprensione da chiarire. A volte un gesto, una azione concreta vale più di tante parole. Questa è soltanto un'altra mia riflessione ad alta Voce - mai l'ultima - su temi quali l'inclusione Sociale, l'accessibilità e l'utilizzo del Braille nel contesto della società moderna, che rivela - anche a me stesso - la complessità intrinseca di questioni legate a giustizia Sociale e Diritti delle persone con disabilità. L'analisi di concetti come il Braille come strumento di emarginazione e di controllo, fin tanto che esso resterà confinato nella quotidianità delle persone con disabilità (processo che si sta delineando simile anche per le nuove tecnologie assistive), insieme alle sfide sottese nelle risposte alle esigenze di queste persone, mette alla luce l'importanza di un approccio critico e consapevole alle politiche assistenziali. La necessità di superare le barriere, tanto nel contesto fisico quanto in quello Sociale, richiede un impegno continuo e una comprensione approfondita delle dinamiche storiche e contemporanee. A questo scopo, nel tentativo di colmare le mie lacune di conoscenza, non posso esimermi dall'intraprendere una Ricerca in territori poco esplorati e una osservazione costante di queste dinamiche, fondamentale per affrontare in modo laterale le sfide emergenti e promuovere un pensiero alternativo che possa contribuire a far emergere una società davvero spontanea e consapevole del valore delle diversità.